Mandato ad excludendum (1)

Il significato del mandato esplorativo conferito da Sergio Mattarella al presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati è inedito e chiaro.

Inedito: non è un vero mandato esplorativo, che presupporrebbe piena libertà di movimento nella ricerca di soluzioni alla crisi di governo, ma un incarico specifico, mirato a verificare la possibilità di una maggioranza particolare, tra la coalizione di centro destra e il Movimento 5 stelle, e individuazione del Presidente del consiglio da incaricare. Lo spettro limitato si può spiegare alla luce di alcuni dati politici: si tratta delle forze politiche che hanno raggiunto più consensi nelle urne, quelle che hanno dimostrato disponibilità a formare un governo (non necessariamente insieme). Fuori è rimasto, fin dall’inizio, il Partito democratico: anche se l’apertura del Reggente Maurizio Martina sembra mutare un po’ l’atteggiamento dei democratici, dimostrando un’apertura a possibili convergenze su alcuni punti programmatici, lanciati, però, come messages in a bottle nel mare aperto della politica.

Chiaro: nel dover verificare se è possibile una maggioranza tra centro destra e M5S, il Presidente del Senato deve individuare anche un possibile presidente del consiglio incaricato su cui, se ci fosse quella maggioranza, trovare la convergenza dei protagonisti. Anche in questo caso, dati politici alla mano rebus sic stantibus, sembra davvero difficile che questa maggioranza sia nell’inventario delle cose possibili. I veti reciproci non sembrano superabili, così come la concorrente aspirazione a guidare un esecutivo da parte dei due leader del M5S e della Lega Nord difficilmente conciliabili. Vedremo: la politica è l’arte del possibile.

In realtà il significato dell’incarico al Presidente del Senato è un mandato ad excludendum: nel senso che il Presidente della Repubblica ha avviato un procedimento diretto a escludere dall’inventario delle possibilità la prima delle soluzioni possibili, ossia, come detto, proprio una maggioranza tra centro destra e M5S.

Il problema sarà il dopo: le alternative non sono molte nonostante tutto. O una maggioranza politica (M5S più LN; M5S più PD; centro destra più PD) o una maggioranza istituzionale sotto la guida di un governo della doppia fiducia, parlamentare e del Presidente. La prima delle due soluzioni è la più difficile, anche se sarebbe la più naturale. Come crearla? Si potrebbe pensare a un nuovo mandato esplorativo ad excludendum: come nel gioco della margherita si potrebbe continuare a sfogliare le ipotesi fino a esaurirle tutte. Altrimenti non resta che un preincarico (più che un incarico pieno): a Salvini o a Di Maio. Ma a chi per primo? Il criterio del numero dovrebbe avere la meglio: ma chiunque sarà scelto, avrà una, e una sola occasione.

Ecco dunque il percorso: mandati o incarichi ad excludendum per arrivare alla soluzione più realistica oggi. Un governo istituzionale tra le principali forze politiche per un mandato breve e a contenuto circoscritto (tra cui la riforme elettorale).

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